Maurizio Verdenelli
Di Mattei si parla giustamente sempre più spesso, mentre l’Eni ha deciso di dedicare al suo fondatore e primo presidente, ucciso nel 1952, il contributo offerto al restauro del Duomo di Milano. E il “Corridoni” ha inteso approfondire in riferimento alla ricostruzione post bellica del Paese e al successivo sviluppo industriale il determinante valore del grande marchigiano, nato ad Acqualagna e cittadino onorario (tra le altre città la stessa Macerata) di Matelica.  «Chi ha spento la vita di Mattei, ha spento anche tante vostre legittime aspettative future: lui dava speranza e lavoro ai giovani. E considerava lo studio e la preparazione tecnica elementi indispensabili per prepararsi ad una vita professionale sicura senza più dipendenza economica, incertezza e miseria» ha detto Verdenelli ai giovani delle classi quinte G ed H.
«La morte violenta del presidente dell’Eni è stata inoltre sentita come lutto personale da tante nazioni dell’Africa nelle quali l’Eni matteista importava know how, stabilimenti, raffinerie, tecnologia al top non depredandole delle ricchezze del loro sottosuolo  condividendole invece equamente. ‘Il petrolio è loro’ è stata una delle sue parole d’ordine. Il problema dei migrantes con il Grande Marchigiano non avrebbe avuto ragione d’esistere», ha affermato il giornalista autore di due libri sul caso Mattei (La leggenda del santo petroliere,  Il futuro tradito, entrambi pubblicati da Ilari editore). Straordinaria l’attenzione dei ragazzi a dimostrazione che la storia moderna va raccontata al pari di una lezione di Fisica perche dal passato sopratutto recente si può trarre luce ed insegnamento per il futuro, laddove dovranno vivere sopratutto ed agire le nuove generazioni perchè non venga ancora una volta “tradito”.

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